Room

Un’ installazione ideata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
Tratta dallo spettacolo Twin Rooms di Motus
Presenza in video di: Vladimir Aleksic, Renaud Chauré, Eva Geatti, Dany Greggio, Caterina Silva e Damir Todorovic
Cura dello spazio: Daniela Nicolò, Enrico Casagrande
Operatori video: Barbara Fantini, Daniele Quadrelli, Vladimir Aleksic
Video contribution engineering: Simona Diacci e Giovanni Ghirelli
Le immagini proiettate durante l’installazione sono state registrate alla replica di Twin Rooms del 14 gennaio 2004 a “Le Lieu Unique” di Nantes, (Francia)
Room è prodotta da Motus e Riccione TTV
Le foto presenti in queste pagine Web sono di Sandro Cristallini


Lo spettacolo trae ispirazione, pur non rispettandolo in pieno, dallo straordinario libro di Don DeLillo Rumore bianco, anche se in realtà, è soprattutto pre-testo per fare un lavoro di destrutturazione narrativa.
La scelta tematica invece è centrale e di sintomatica significanza: il progettoRooms è solo una continua riflessione sulla morte. La morte in occidente. La morte dell’occidente. Fra le braccia dell’America. Fra i sorrisi di gomma degli attuali governanti… E questo rumore bianco di fondo, che si sente ovunque, in tutti i luoghi chiusi con impianti di condizionamento, dai centri commerciali alle stanze d’albergo…..è il rumore della morte, è il tragico risuonare di quel senso di vuoto perenne, di quella inadeguatezza dell’essere di fronte alle cose, che diventa condizione esistenziale in un periodo critico in cui essere morti o essere vivi è la stessa cosa (Pier Paolo Pasolini).

Ti uccido per acquistare carica vitale (De Lillo) e poi lavo le macchie di sangue sulle mattonelle e della tua morte: nessun segno. è una morte che acquista incredibile fascino anche nel suo lato estetico, pare quasi dipinta su un quadro pluridimensionale, un punto limite tra essere e non essere, tra realtà e finzione: da qua la scelta di lavorare sulla strettissima linea di confine fra real cinema e teatro; la room, proprio per la doppia connotazione, assume una forma di realtà nuova, violenta, dove esistenza ed oggettività fuoriescono dalle categorie “vero-falso” e tutti i componenti si scambiano, così come le coordinate spazio/temporali, in un gioco di incastri e destabilizzanti relazioni dove cinema e letteratura convergono, collidono e si fondono.

Come tappa finale del progetto, giungiamo al punto estremo dell’eliminazione degli attori e dello spazio fisico da essi occupato: scompare la room in alluminio e restano soltanto gli schermi a contenere le loro presenze digitali: uno per la camera da letto ed uno per il bagno, così come stanno solitamente, affiancati o sovrapposti, alla stanza reale. La stanza è composta dai due schermi, piatti, su cui vanno in onda le registrazioni integrali del montaggio dello spettacolo nella replica a Le Lieu Unique di Nantes.

Su altri 5 piccoli monitor sincronizzati scorrono le registrazioni di tutte le altre telecamere che riprendono gli attori durante il tempo dello spettacolo e che vengono montate in diretta durante la performance. Si ricrea ciò che, durante lo spettacolo, arriva ed esce dalla regia video, nella quale confluiscono differenziate fonti d’immagine, più esattamente:
1 – le riprese di Barbara Fantini, la cameramen con Canon XL1 che dalla platea segue – con campi stretti – tutti i movimenti degli attori nella camera da letto;
2 – le riprese di Daniele Quadrelli che, con una Sony 900, registra tutte le azioni degli attori nel bagno;
3 – l’immagine-soggettiva di Vladimir Aleksic, l’attore che con un’altra Sony 900, agisce direttamente sulla scena dialogando e rapportandosi agli attori nelle vesti di un ambiguo cameramen, una sorta di Voyeur interno;
4-5 – le registrazioni delle piccole camere di controllo “da banca” situate rispettivamente all’interno della stanza e del bagno, che rimandano un’immagine fredda, assolutamente impoetica e documentativa del fare teatrale, distanziandolo, collocandosi da un punto di vista diverso, comunque sempre interno, rispetto a quello del pubblico che è situato di fronte.

Una sorta di autopsia dello spettacolo, che appare così sventrato, completamente aperto e svelato, dal momento che sono visibili anche tutti i backstage, le pause, ciò che il pubblico – a teatro – non è abituato a vedere.

Come tappa finale del progetto, i Motus giungono al punto estremo dell’eliminazione degli attori e dello spazio fisico da essi occupato: scompare la room in alluminio e restano soltanto gli schermi a contenere le loro presenze digitali: uno per la camera da letto ed uno per il bagno, così come stanno solitamente, affiancati o sovrapposti, alla stanza reale. La stanza è composta dai due schermi, piatti, su cui vanno in onda le registrazioni integrali del montaggio dello spettacolo nella replica a Le Lieu Unique di Nantes. Su altri 5 piccoli monitor sincronizzati scorrono le registrazioni di tutte le altre telecamere che riprendono gli attori durante il tempo dello spettacolo e che vengono montate in diretta durante la performance. Si ricrea ciò che, durante lo spettacolo, arriva ed esce dalla regia video, nella quale confluiscono differenziate fonti d’immagine, più esattamente:

1 – le riprese di Barbara Fantini, la cameramen con Canon XL1 che dalla platea segue – con campi stretti – tutti i movimenti degli attori nella camera da letto;
2 – le riprese di Daniele Quadrelli che, con una Sony 900, registra tutte le azioni degli attori nel bagno;
3 – l’immagine-soggettiva di Vladimir Aleksic, l’attore che con un’altra Sony 900, agisce direttamente sulla scena dialogando e rapportandosi agli attori nelle vesti di un ambiguo cameramen, una sorta di Voyeur interno;
4-5 – le registrazioni delle piccole camere di controllo “da banca” situate rispettivamente all’interno della stanza e del bagno, che rimandano un’immagine fredda, assolutamente impoetica e documentativa del fare teatrale, distanziandolo, collocandosi da un punto di vista diverso, comunque sempre interno, rispetto a quello del pubblico che è situato di fronte.

Una sorta di autopsia dello spettacolo, che appare così sventrato, completamente aperto e svelato, dal momento che sono visibili anche tutti i backstage, le pause, ciò che il pubblico – a teatro – non è abituato a vedere.