You were nothing but wind

ideazione e regia Daniela Nicolò, Enrico Casagrande e Silvia Calderoni
con Silvia Calderoni
ambienti sonori Demetrio Cecchitelli
suono Enrico Casagrande
luce Daniela Nicolò
props e sculture sceniche _vvxxii
video e grafica Vladimir Bertozzi
produzione Francesca Raimondi
organizzazione e logistica Shaila Chenet
promozione e comunicazione Marta Lovato con Francesca Lombardi
distribuzione internazionale Lisa Gilardino 

una produzione Motus
con il sostegno di MiCRegione Emilia-Romagna

O mia stirpe, vela gonfia di gloria che sbatte al sole,
il vento cade e tu sprofondi:
Tu non eri che vento.

(Le Troiane di J.P. Sartre)

Dopo la lunga ricerca per la costruzione di Tutto Brucia, spostiamo il fuoco sulla figura di Ecuba, con un gesto scenico performativo che si allontana dalla teatralità originaria del progetto.
Silvia Calderoni incarna questa donna agguerrita, ne traduce la disperazione e la furia.
Qui, attraversando anche l’Ecuba di Euripide – dove Polimestore le predice che si trasformerà in una “cagna nera con gli occhi di fuoco” – entreremo negli scenari post umani di “un mondo a venire” dove echeggiano soprattutto i latrati di Ecuba,
“che sono in realtà prove di un’altra lingua, la «lingua minore» di cui parlano Deleuze e Guattari nel loro libro su Kafka, cioè di una lingua che viene dopo il potere e la violenza, una lingua che non dice più al mondo come deve essere, ma che accompagna il mondo che c’è, lo segue e lo solleva (…) è la lingua misteriosa che parlerà l’umanità dopo che tutto è bruciato. Una lingua terra terra, né umana ma nemmeno non umana, polverosa e umile. Ora c’è solo la cenere, e i corpi. Ma il terreno è sgombro. Qualcosa può cominciare.”
(Felice Cimatti, dalla recensione di Tutto Brucia)