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Vacancy Room
 
<cerco una forma promiscua, di confusione conturbante fra corpo e spazio, interno ed esterno... cerco sobbalzo del tempo attuale, fra cataclismi politici e banalità del quieto vivere... metto sul palco una stanza d'albergo asettica e confortante, rosa, lucida, con un taglio, una parete mancante... e lì su quella soglia, fra set e vita, mi interrogo sulla necessità del teatro>
 
Room, stanza chiusa / luogo aperto, vuoto: vacancy.
Spazio da abitare, che contiene, ma non trattiene, che si fa solo assente ricettore d'esistenze vaganti, o vacanti, comunque in viaggio, ... con quell'odore che i treni ti lasciano sulle mani. Ne' miti ne' eroi, gente, che sta, si adagia sul letto, lo stesso letto dove giorni prima forse qualcuno e' morto, ha deciso di porre fine alla propria vita li', fra quelle confortanti pareti, o ci ha fatto l'amore, o si e' sentito solo...
Non c'è una storia, ma tante, diverse, bizzarre ed impossibili storie... reali, inventate, rubate al cinema od alla letteratura, tutte comunque racchiuse e narrate in una stanza d'albergo... ambientate lì, all'interno, fra i rumori del piano di sopra, il traffico attutito della strada ed i litigi dei vicini...
Micropièces.
Ritratti di varia umanità e violenta real life, senza riserve per squallori e bassezze, senza riserve nemmeno per attimi di piccola, infinitesima, poesia.
Microcosmi.
Momenti per monologhi allo specchio o dialoghi random con il compagno di stanza, con l'altro essere con cui si condivide forzatamente lo spazio... al telefono o con la reception... o con chi sta per arrivare...
Possibili variazioni infinite, probabilistiche.
Room come set, luogo della finzione cinematografica, che vive, proprio per la doppia connotazione, una forma di realtà nuova, violenta, dove esistenza ed oggettività fuoriescono dalle categorie "vero-falso" e tutti i componenti si scambiano, così come le coordinate spazio/temporali, in un gioco di incastri e destabilizzanti relazioni...
Room come sezione di sceneggiatura, dove cinema e letteratura convergono, collidono e si fondono. In questo spazio claustrofobo esplodono microrelazioni umane, tentativi di dialogo dall'ultimo Pinter e Sarah Kane... evaporano pensieri ossessivi, in prima persona, escursioni fra le pagine di Don De Lillo e Breat Easton Ellis: minimalismo e dissenso, disgusto anche.
 
" Venendo qui ci si adegua ad un determinato comportamento, - disse Mink.
- Quale? - Quello da camera. Il tratto distintivo di una camera è quello di trovarsi all'interno. Nessuno dovrebbe entrarci se non lo ha capito....entrare in una stanza significa adeguarsi ad un certo tipo di comportamento."
Don DeLillo White Noise
Non c'e' storia dunque, se ne possono ricostruire le dinamiche provando solo a ricucire i frammenti, gli indizi lasciati sul campo armandosi della stessa meticolosita' cui ricorre Ellroy ... Oppure ascoltando la descrizione puramente letteraria dei fatti, elencati nei particolari con precisione, da una voce fuori campo. Esercizio di matematica inventiva, dato che "i personaggi" che abitano la room non corrispondono piu' a quelli dei testi e dei romanzi cui si e' attinto per la loro costruzione... strano... (êtrange)... assemblaggio.
 
- E tu credi che queste storie siano vere?
- No.
- E allora perché le metti in giro?
- Per darmi tono, ovviamente.
- Per il gusto dell'estremo.
- Per il gusto dell'estremo. Per il brivido. Il furore esistenziale.
Underworld Don DeLillo
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