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Twin Rooms

Stanze gemelle, vicine, affiancate. Due luoghi, due forme espressive messe a contatto, a confronto: i due volti del teatro di Motus.

Twin RoomsTwin Rooms

Sino ad ora abbiamo sempre e solo cercato di innestare all'interno della composizione scenica le procedure tipiche del montaggio filmico, di elaborare spettacoli in cui la linearità del tempo teatrale fosse ossessivamente fratturata e depistata, spostata su altri versanti, territori di confine fra le forme espressive.

Twin Rooms, due stanze: la "Vacancy Room" solitaria, stanza d'hotel perfetta e super attrezzata, asettica e inquietante, rosa, lucida... "Un (non) luogo intimissimo e anonimo insieme, isola di solitudine, boudoir per incontri veloci, lontani dal quotidiano, per attimi di affinità momentanea e per ogni genere di trasgressione, di cui però viene assolutamente cancellata, lavata via, ogni traccia e tutto ricondotto all'anonimato (s)confortante della room. Una sorta di scatola ottica di sei metri per quattro di profondità, luogo di esposizione crudele per gli attori, luogo assoluto dello sguardo volto a esasperare ancor più la vocazione voyeuristica dello spettatore." [1]

Solo una camera da letto e un bagno a ospitare frammenti d'esistenze vaganti, vacanti o comunque in viaggio, "con quell'odore che i treni ti lasciano sulle mani"... Tentativi di dialogo dall'ultimo Pinter e Sarah Kane, discorsi amorosi come "cronache lette da uno speaker", pensieri come citazioni letterarie, in prima persona, astratti dalle pagine di Don DeLillo e Breat Easton Ellis, i due autori americani attorno alla cui opera tutta l'atmosfera della room è modellata.

Room come set, dove cinema e letteratura convergono, collidono e si fondono.

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Poi c'è lo schermo delle stesse identiche dimensioni (6m x 3m di altezza), che riproduce, con le linee di cornice, la parete mancante della room, sezionata da un divisorio fra bagno e camera. La "room digitale" è ricreata grazie a due retroproiezioni affiancate (una per il bagno e una per la camera da letto).

Può essere affiancata alla stanza reale producendo l'effetto finale di una sorta di grande cinemascope di dodici metri di lunghezza, oppure può essere sovrapposta creando l'effetto di un "hotel a due piani" di 6 x 6 metri di altezza.

Ricerchiamo una nuova forma di narrazione scenica: i due linguaggi, quello teatrale e quello video, non vengono sovrapposti secondo tecniche di mixaggio, ma affiancati, interfacciati, per narrare, parallelamente, le stesse storie.

Quindi un doppio film, o uno spettacolo diviso in due?... O un film e uno spettacolo teatrale con svolgimenti paralleli?

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Non ci poniamo il problema della definizione che deleghiamo alle modalità percettive dello spettatore, come sempre allo sguardo del pubblico lasciamo libertà di ricomporre i frammenti, di cogliere gli sbalzi temporali e le sospensioni che tanto hanno a che fare con il nostro vivere, che acquistano unità solo se connessi alla "non narratività" della nostra stessa esistenza.

"Si vive di bruschi salti senza coerenze, in una confusione assoluta fra i fatti più ingombranti e impercettibili sguardi rapiti nella folla che ci graffiano dentro. Nessuna logica di piani e sviluppi. Io non so è tutto quello che so. Motus non gioca più, osserva e registra come in un arido verbale. Riempire gli spazi bianchi, ricucire la trama è lasciato a chi osserva. L'opera frammentaria si fa poesia al momento in cui obbliga a completare le sue curve mutile" (Gòmez Dàvila) [2]

Twin Rooms è per Motus approdo espressivo senza precedenti rispetto alle possibili congruenze/incongruenze fra video e teatro, da anni indagate sulla scena artistica internazionale. Uno spettacolo sul tempo attuale, sul vuoto esistenziale con cui e su cui fondiamo il nostro essere qui ed ora, al di là delle abusate categorie della verosimiglianza come del volgare reality show televisivo... Storie, momenti di vita scritti da giovani drammaturghi e narratori contemporanei, dal linguaggio secco e naturale, intriso di sferzante ironia e cinico minimalismo.

Twin RoomsTwin Rooms

Storie anestetizzate, spaesanti, assolutamente non anedottiche, ambientate nel tempo/non tempo di una stanza d'albergo, in una sorta di presente continuo duplicato, doppiato dalla presenza dello schermo attraverso cui le stesse scene, gli stessi dialoghi, sono filtrati dallo sguardo della m.d.p. che allarga e svela significati nascosti o sottintesi, "senza riserve per squallori e bassezze, senza riserve per attimi di infinitesima poesia". L'Occhio Belva della telecamera penetra dentro gli oggetti e gli attori, rivelando dettagli, sfumature delle espressioni, oppure taglia, compone, ricuce salti temporali mostrando flash-back o retroscena di quello che continua ad avvicendarsi nella immutabile stanza d'albergo. Schermo come affondo dunque, come ulteriore livello drammaturgico e narrativo; schermo come dispositivo di decodificazione dell'accadere scenico, che penetra proprio là dove il teatro, con la sua magia, non può giungere: il dettaglio.

Twin Rooms: macchina scenica basata su un complesso sistema tecnologico digitale che opera con leggerezza e discrezione far i meandri della rappresentazione, senza appesantire, ma agendo con quell'atletismo di cui sempre ci siamo muniti per slittare fra i generi e le rigidità delle forme teatrali.

"Il tempo sembra passare, il mondo accade, gli attimi si svolgono".
Don DeLillo, The body artist

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[1] Attraversamenti. Teatro e Cinema in room 969 di Motus, Anna Maria Monteverdi ^^

[2] L'hic et nunc della stanza-scena di Gilberto Santini ^^

 

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