Rassegna Stampa

Su MDLSX

Silvia Calderoni dev’essere fatta di mercurio, o di qualche improbabile elemento liquido ancora da scoprire. Sicuramente nessun corpo composto di materia mortale potrebbe subire le imprevedibili trasformazioni ottenute da questa eccezionale attrice in “MDLSX”. Un lavoro che mescola le percezioni, ad opera della rivoluzionaria compagnia teatrale italiana Motus.
Ben Brantley – The New York Times – 10 Gennaio 2016

Mi sono innamorata di un lirismo patinato che riluce di riflessi fluorescenti, di colori polposi e inebrianti; mi ha sedotta l’intimità esplosa e avvolgente che sottomette la distrazione, la imbavaglia e la costringe a guardare.
Lucia Medri – Teatro e Critica – 4 Settembre 2015

Motus lavora sulle odierne faglie aperte in un denso tessuto storico e culturale, mentre tentano di ripensare gli strumenti e le pratiche del teatro […]. I tratti del personaggio di Silvia si dissolvono in un personaggio teatrale, il cui genere è mutevole, perché è a questo che l’attore si è sottoposto sin dall’alba dei tempi. […]. Motus e Silvia Calderoni ci ricordano con sconcertante forza che, una volta calato nel personaggio, l’attore non è né maschio né femmina.
Jean Louis Perrier – Mouvement – 4 Agosto 2015

Su quel piano inclinato si scivola verso un cuore di tenebra che dice la difficile conquista di una propria identità, fuori da stereotipi e pregiudizi. Ecco come si può fare teatro in modo politico.
Gianni Manzella – Il Manifesto – 25 Luglio 2015

Un lavoro sui confini, la musica, il corpo, il vischioso sé, l’immagine proiettata in un tondo sul fondale , che riprende e svela particolari, come nel glorioso Rooms, che devia, porta altrove, un darsi tra verità e finzione, tra spreco e calcolo, che chiede allo spettatore di lasciarsi incendiare, contagiare, di mettere ordine nelle sensazioni forti, negli stimoli concettuali, altrettanto forti, negli schiaffi esistenziali, negli incerti confini.
Massimo Marino – Doppiozero.com – 23 Luglio 2015

…il pubblico resta ipnotizzato, commosso, stupito, non tanto per l’indubbia bellezza formale di quello che si vede sul palcoscenico, ma per il coraggio, estremo e radicale della performer. E anche per la sua bravura; che unisce la spontaneità quasi animalesca (da sempre la cifra della Calderoni) con un controllo quasi maniacale di ogni gesto e movimento[…]. Non è esibizionismo, ma al contrario una messa in gioco radicale (ma senza autolesionismo come talvolta accade in questo tipo di messe in scena) della propria identità di genere.
Wlodek Goldkorn – L’Espresso – 22 Luglio 2015


Su NELLA TEMPESTA

[…] la compagni teatrale Motus è la più veramente rivoluzionaria in città. […] Nella Tempesta è un grido a gola spiegata ai giovani delusi ad alzare i loro posteriori collettivi, scuotersi dalle loro catene e fare qualcosa. Ideato e diretto da Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, questa produzione trasforma un cast di sei persone e un assortimento di coperte in un giovanemoto di 80 minuti che probabilmente lascerà scossi e sconvolti anche gli spettatori più cinici.
Ben Brantley – The New York Times – 12th December 2014

Non convenzionale e provocatorio, per alcuni irriverente per i più coinvolgente, poetico ed emozionante: in una parola Motus con Nella Tempesta porta in scena l’ultima tappa di un percorso creativo internazionale in perenne bilico tra passato e futuro, e dove il ricorso ai capolavori classici serve per riflettere sulle deformazioni del presente.
Roberto Canavesi – TeatroTeatro.it

Motus la lezione del Living l’ha assimilata ma l’ha anche resa pertinente all’ambiente culturale e mediale contemporaneo.
Laura Gemini – Dars

Un atto di resistenza per non perdersi in questa maledetta tempesta.
Paolo Cervone, Il Corriere della Sera


Su SYRMA ANTIGONES

I Motus, in questo senso, sembrano essersi realmente posti in ascolto, sembrano capaci di avvertire questa disponibilità come nuova urgenza e sanno esplicitarla, sia leggendo il mondo coi mezzi di un’autentica ricerca teatrale, sia cercando di capire, e di chiarire, quale possa essere la posizione in questo mondo tanto di loro stessi […] quanto delle giovani generazioni che a questo mondo si volgono proponendo nuove chiavi di lettura e nuovi linguaggi artistici.
Paolo Randazzo – Dramma.it – 13 agosto 2010

La poetica dei Motsu si è trasformata come quella di nessun altro gruppo. Dalla fissità sugli aspetti glamour della nostra società (il cosiddetto glam era la bandiera degli anni Ottanta) alle sperimentazione tecnologiche (penso a uno spettacolo come Twin rooms), a Fassbinder, ai Racconti crudeli della giovinezza di ieri, uno spettacolo che cresce nella memoria. Che oggi con Iovadovia i Motus ci propongano una variazione sull’Antigone non è sorprendente, si tratta con chiarezza di una evoluzione “politica”.
Franco Cordelli – Corriere della Sera – 19 dicembre 2010

Per me la più grande rivelazione quest’anno è la feroce compagnia teatrale Motus, il cui Too Late! (antigone) contest #2 prende una serie di ingredienti logori (esercizi sugli animali da scuola di recitazione, interpretazione moderna di un testo classico, meta-commento) e li mette in scena con tali slancio e abilità che risultano freschi. Recitato (con sopratitoli) da due spavaldi performers, Silvia Calderoni e Vladimir Aleksic, asciuga la tragedia greca fino a uno spettacolo dagli alti rischi comunicati con viscerali gesti teatrali. Comincia da un abbraccio molto stretto che in un istante incapsula il misto di amore e violenza che caratterizza le relazioni sul palco.
Jason Zinoman – New York Times – 12 Gennaio 2011

Assediano non-luoghi nelle periferie oppure mettono in scena diverse espressioni di rabbia politica, da Genet, Pasolini e Fassbinder ad Antigone oggi. Dissezionano i testi, li frammentano, il meglio per far parlere gli eventi che stanno scuotendo il nostro mondo. La compagnia italiana Motus ci sta facendo domande dirette.
Bruno Tackles  – Mouvement – Ottobre-Dicembre 2010

Rifiutando di fare un teatro al riparo dal mondo o di assumere che “l’esterno non esiste”, Motus adatta la sua ricerca formale al deterioramento dell’esplosiva situazione politica e sociale del momento, rendendo il teatro un luogo di memoria per la riflessione tanto quanto per l’azione. Essendo divenuti creatori della scena europea che non possono essere ignorati, i membri della compagnia Motus, poeti dell’urgenza, vanno visti al più presto!
Catherine Robert – La Terrasse – Febbraio 2011