Orpheus Glance
 
Non temo l'abisso, scendo in esso. Rischio.
Vado là dove non so, oltre lo specchio, scendo e ti guardo.
Ora nella violenza dell'attimo che arresta, comprendo, vedo la nudità del volto, l'essere senza protezione, l'orrore dello svelamento. Non ti avrò mai, ora so. Mai.
Ora posso tornare. Là, dove il mio canto triste incanta e pervade, là nello spazio del desiderio, nei salotti borghesi delle attese e delle separazioni, sui palcoscenici abbaglianti a farmi divorare dagli sguardi...
Orfeo, il mitico, cupa rockstar dell'inframondo, mette in bilico le certezze, vive in simbiosi con il qui e l'ora del teatro e l'intervallo, la pausa, il deep nothing dell'imprevedibile.
Tutto esplode nella morte di Euridice: un blues struggente e malinconico invade la sala e si diffonde... poi silenzio denso e sonoro, svuotamento del palco dell'anima; ha inizio lo spettacolo: la dissoluzione dell'eroe.
Il tempo intimo e solitario, della perdita, accolto dalle mura domestiche, va lentamente destrutturandosi, si fa sogno/incubo/ossessione che corrode progressivamente la linea di separazione fra visibile ed invisibile: fra teatro e cinema.
Tutto precipita e s'infrange sino alla inevitabile discesa di Orfeo verso Euridice, verso la Morte... o verso entrambe?
 
Poi l'incontro.
... Se si è giunti al Deserto dove regna l'assenza di rapporto, dove il vuoto immenso si fa più vuoto: là bisogna UCCIDERE IL COMPAGNO O LASCIARSI UCCIDERE, per riconoscere, per verificare la sua presenza, ecco il PURO RAPPORTO.
QUESTO MOVIMENTO E' IL RISCHIO STESSO.
La parola è racchiusa fra la violenza che dà la morte e l'incanto dell'impossibilità di morte, fra la VIOLENZA DEL DESIDERIO IMPAZIENTE I ORFEO - che dà la morte - e la DISMISURA DELLA PASSIONE DI ORFEO CHE LO RENDE INFINITAMENTE MORTO.
Nello spazio di questa duplice violenza, che pare acquietarsi per un momento, come puro movimento immobile.... Risiede ORPHEUS GLANCE
 
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