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Presentazione di Catrame

Catrame - PERCORSI - Motusonline.com

Salto nel vuoto, tuffo negato, corsa assassina e rovinosa. Respiro, scompenso di corpi in preda all'iperossigenazione, voci sincopate, congestionate dal ritmo della reiterazione - senza rappresentare, senza simulare - situazione limite, estrema, di progressiva deteriorazione. Parliamo dell'attore, cominciamo matematicamente dalla "parte mobile" della costruzione.

IL CORPO NEL CAMPO OPERATIVO (DELLA SCENA): in CATRAME il corpo è tutto. Tutto è fondato sui limiti del corpo e del sesso, sul limite della scena, per precipitare nell' "osceno", sul limite dell'estetica per superarla nel "transestetico", sul limite della "bellezza", per esporre quella "brutalità delle cose" di cui tanto parla Bacon. Superare il gesto, "l'atto teatrale", nella sua più inutile affettazione, precipitare verso situazioni estreme di stanchezza e distruzione fisica, non "esercizi", però, ma esplosioni di porzioni spazio-temporali........ rendere "lo stare", "l'esserci" sempre più vero, e lasciarlo consumare per esaurimento.........

Questo corpo deturpato dal tempo e dall'incombenza dello spazio, compariva già nel grande ipertesto dell'OCCHIO BELVA ed ancor prima in tutti gli Accadimenti. E questo stare, nel virus del QUI ED ORA è sempre stato sottolineato, scandito, ribadito: dalla voce che conta ogni minuto in "Strade Secondarie", all'ora esatta dell'161 in tutto il progetto "Sulla necessità dello sguardo", sino al grande display luminoso che indica data, ora e temperatura, altra variabile fondamentale, quasi V° dimensione beckettiana, in CATRAME......

.......ossessioni, ossessioni, legarsi alle proprie ossessioni è l'unica strada, è quella su cui si possono fare incontri determinanti: prima Beckett, ed ancora, oggi, più che mai..........poi Ballard, Baudrillard e Bacon.......................

......questa serie di B che entra ed esce dal teatro, che si interseca, si miscela, si incontra sui pochi, denudati elementi che vanno di volta in volta a scolpire le domande che sottendono ogni spettacolo. E tutto va e tutto torna in forma sempre diversa, opposta a volte: in CATRAME il rapporto con lo spazio è sconvolto rispetto a tutti i precedenti lavori - IL CAMPO OPERATIVO DEL CORPO è chiuso, separato dall'ambiente esterno da tutti i lati, una sorta di cella d'isolamento, di sala sterilizzata in plexiglas, sottovuoto, come sottovuoto è la percezione continua che abbiamo del mondo, dall'abitacolo dell'automobile allo schermo televisivo.

Scatola geometricamente perfetta, modulare, che scompone, con le linee della struttura portante, il movimento, come negli esperimenti fotografici di Muybridge, "fantasie Zenoniane sul moto"........che altera la percezione visiva e sonora, spostando, ritardando ed amplificando ogni minimo rumore......che funzione da grande vetrina, exhibition, mostra ( delle atrocità) in omaggio a J.G. Ballard, autore - non di teatro, ma di fantascienza, o meglio "di una scrittura veramente cosmopolita, che attinge la sua forza da uno sguardo impietoso e disincantato sulle tendenze unificanti della cultura planetaria...." come scrive Caronia nell'appendice a "La mostra delle atrocità", il romanzo a cui CATRAME è principalmente ispirato.

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