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La sollecitazione originaria proviene dal misterioso personaggio-protagonista di "Teorema", il film e soprattutto l'omonimo romanzo del '68, che forse più amiamo nella vasta e varia produzione artistica di Pasolini. Ci ha colpito l'atmosfera provocatoria e profetica del testo, così terribilmente attuale per il continuo interrogarsi sull'inconsistenza, anche spirituale, della vita borghese, assunta oramai a schema di relazione totalizzante, a tutti i livelli sociali. "Mai l'Italia fu più odiosa./ (...) si, anche il comunista è borghese. / Questa è ormai la forma razziale dell'umanità. "da "Il poeta delle ceneri", 1966 E' di quei giorni la scelta radicale di iniziare a scrivere di situazioni borghesi, personaggi per lui odiosi, ("ripugnanti", li definisce nella lettera a Moravia in appendice a Petrolio...). Ma non era la borghesia nella sua attualità che poteva descrivere con matematica freddezza, aveva bisogno di un trauma che spogliasse i personaggi delle loro inossidabili certezze: questo "scandalo" lo provoca mettendo il borghese a confronto con il senso del sacro, anzi creando un corto circuito fra santità ed attualità. Tenteremo allora di realizzare un percorso trasversale attorno alle opere di Pasolini che, a partire da Teorema, contengono questo elemento sacrale-distruttivo, che si materializza in forme diverse anche in Porcile, San Paolo e Petrolio. Il tema della crisi e della "banalità del male" nel quotidiano, dentro il "nuovo totalitarismo consumistico", è stato già fulcro di tutto il progetto Rooms, dove nelle analisi della borghesia attuate in chiave cinico-ironica da DeLillo, l'elemento traumatico era il compiere un atto estremo, come l'omicidio per "guadagnare credito vitale", per superare la paura della morte... in Pasolini la prospettiva si rovescia: è l'avvento di un fatto scandaloso esterno, quale l'irruzione dell'ospite, o una visitazione angelica, come in Petrolio, a provocare lo svelamento, la frattura, la perdita di controllo. L'ospite, l'apparizione, ha dunque una presenza duplice: da un lato si carica di un'aura mistica, con precisi rimandi biblici, dall'altro va a rompere completamente le convenzioni delle relazioni sociali, specie rispetto ai più diffusi tabù sessuali, per dare al corpo tutto il potere espressivo che gli compete e che rimane tristemente represso, bloccato.
Carlo, il protagonista di Petrolio, grazie al suo "doppio" vive il momento più radicale dell'alterità, trasformandosi in donna: fa così esperienza dell'essere posseduto, concedendosi al giovane guardarobiere Carmelo...(un altro "ospite" che compare in "Come un cane senza padrone" - l'evento performativo presentato al progetto Petrolio curato da Martone a Bagnoli di Napoli, dove abbiamo lavorato proprio sugli appunti da 59 a 62 del romanzo...). Simile esperienza è vissuta dal padre industriale in Teorema che si lascia possedere dall'Ospite, ancora in un prato, "...egli ha sempre, per tutta la vita, posseduto; non gli è balenato neanche mai per un istante il sospetto di non possedere...", ed anche la madre si abbandona prima all'ospite, poi con disperazione, a giovani estranei... L'ambiguità di questa riflessione sul potere sarà al centro del progetto "L'ospite", e tutti i personaggi che lo popoleranno porteranno in sé questa spaccatura, questa sorta di frattura interiore. E' una figura silenziosa, e questo silenzio ci colpisce: Pasolini dichiara che Teorema era nato come testo teatrale, poi "...ho rinunciato a fare Teorema in teatro perché il silenzio, cioè quel vuoto, era infinitamente più adatto al cinema; se lo avessi fatto in teatro questo dio avrebbe parlato, e che cosa avrebbe detto? Cose assurde. Invece adesso parla attraverso gli altri, attraverso la presenza fisica pura e semplice, cioè il massimo della cinematografia." Da una intervista rilasciata ad Adriano Aprà - da " Per il cinema", I Meridiani, Mondadori, 2001. Confessiamo che invece quello che più ci affascina è proprio il tentativo di trasporre questo desolato silenzio in teatro, così come la presenza fisica pura e semplice degli attori, anche se comprendiamo le perplessità di Pasolini, che nelle sue esperienze teatrali partiva comunque da una essenziale priorità della parola.Per Motus è fondamentale tentare delle ibridazioni, e vorremmo spingerle andando oltre la stessa storia di Teorema, incentrando tutto lo spettacolo attorno al concetto di Ospite e di ospitalità per lasciar visitare noi stessi da quell'ospite assoluto e geniale che è Pasolini stesso. Ecco: Motus apre le porte a questo nuovo venuto e lascia che egli ne sconvolga i processi creativi ...un altro legame con Rooms, anche se ora l'attenzione, in un certo senso, si sposta dal contenitore, la stanza d'albergo, al contenuto, ovvero l'ospite. |
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