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Fotografia In Pasolini l'ossessione per l'oralità giunge a toccare tutti gli estremi: "egli sembra voler offrire un repertorio completo delle possibili emissioni vocali: respiri affannosi, rantoli, risate, sorrisi, declamazioni, sottotoni, pianti, singhiozzi, sussurri, borbottii, letture, lamenti, interviste... da "Voce e silenzio nel cinema di Pasolini", Giacomo Manzoli, Pendragon, Bologna, 2001

Il grido, per usare una bella definizione di Michel Chion, è uno squarcio nel tempo, rende palpabile un fantasma di assoluto sonoro, è costante ossessiva anche nella scrittura poetica di Pasolini, dove voci "neanche umane", celano richieste d'aiuto... Questo ossessivo sforzo vocale pare dirigersi verso una disperata fuga all'indietro, il grido non è più contrapposizione, ma allegoria di un bisogno utopico di re-immergersi in una concretezza arcaica e barbara, ma reale, contrapposta alla piatta crisi della normalità borghese, questa si, davvero terrificante.

Affiora il motivo metastorico del deserto, che in Teorema, Porcile, San Paolo e Petrolio acquisisce un forte valore simbolico, facendosi segno dell'abbandono progressivo del mondo alla ricerca di una fondante solitudine interiore "...Come è per esempio il caso del padre in Teorema, che dopo aver donato la sua fabbrica trova attorno a sé il vuoto; in un certo senso il deserto è si una forma preistorica, ma soprattutto questa forma è tale che ci si ritorna nel momento in cui si abbandona la società...". Dall'intervista rilasciata a G.P.Brunetta

Il mondo primitivo del Dopostoria è spaventosamente simile a quello mitico di prima della storia, dal quale proviene Medea, fondamento di quell'urlo tremendo ed inorganico che racchiude in se tutte le grida della poetica pasoliniana, ed è quello con cui termina il romanzo Teorema.

Tutti i nostri spettacoli sono attraversati da un urlo, a volte è deforme, eccessivo, come quello di Bacon in Catrame, a volte è di follia bestiale, assoluta, come nell'Orlando Furioso, a volte è di dolore struggente che si fa canto, come in Orfeo o di esaltazione mistica come in Visio Gloriosa...in Twin Rooms è esplosione d'insofferenza, rivolta improvvisa verso l' incosciente esistenza borghese... è un grido che dice anche basta.

E' come se il grido di Pasolini in "Ah, miei piedi nudi!", concentri in se tutte le grida esplose dentro Motus in questi ultimi anni:

Ad ogni modo questo è certo: qualunque cosa
Questo mio urlo voglia significare,
esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.

... ed è all'eco di questo urlo di Pasolini assassinato da ben altri moventi del "delitto sessuale" che vogliamo dare voce, quest'urlo che ancora risuona all'idroscalo di Ostia, (anche se nessuno pare averlo udito...), rimbomba assordante in tutte le periferie del mondo, e non si quieta e non si deve acquietare, finché continuano ad esistere tali vergognose ingiustizie.
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