17.11.2011
ZONA_Motus a Santarcangelo Festival [2012<2014]
In uno spazio centrale e visibile, (attualmente da definirsi) prenderà vita un “campo effimero”, una sorta di “Hostel” progettato, abitato e gestito da collettivi d’artisti anche con il concorso di architetti, scenografi e disegnatori del territorio.
Una Zona “edificata” da performer, scrittori, documentaristi, giornalisti, pensatori e cittadini provenienti dall’area mediterranea, in particolar modo da paesi in cui sono in atto processi di radicale trasformazione culturale e sociale, dal Maghreb alla Spagna, all’area balcanica, all’Italia naturalmente… per condividere con “gli abitanti del Festival” le loro personali esperienze artistiche e di vita.
È in atto un processo di sorprendente vivificazione dell’immaginario dei giovani che provengono da questi paesi, perché dopo le rivolte - al di là degli alterni risultati – è esplosa una energia creativa del tutto nuova e dirompente.
E proprio sull’idea di comunione e partecipazione fondiamo i cardini del progetto, che sono:
- La “colonizzazione” di un edificio, che avrà un calendario di piccoli e grandi appuntamenti dispiegati in sincronia con gli avvenimenti del Festival tutto. Una sorta di campo-creativo che funziona secondo modalità eterotopiche: una zona galleggiante, che si potrà “visitare e vivere”. Sarà infatti luogo di residenza temporanea, aperta ai visitatori del festival che potranno decidere di soggiornarvi (per qualche ora o giorno), abitando, dormendo nelle stanze/rifugio. L’idea di immergersi in un ambiente dimorando ci allontana dalla classica dinamica/contratto di mercificazione spettacolare. Il luogo sarà disseminato di segni e presenze. Ma per percepirli occorrerà soggiornare, entrare e perdere tempo.
- La costruzione e la gestione dello spazio (e del tempo) avrà forma partecipata e condivisa.
Motus non farà la regia, agirà come catalizzatore, facilitando gli incontri e le reazioni: mettendo gli artisti in condizione di potersi esprimere con libertà e fiducia.
L’obiettivo è coinvolgere nel processo artisti che praticano forme di organizzazione non piramidale, che cercano di oltrepassare i confini: “ Per andare verso dove c’è qualcosa che rompe l’ordine, che anela al cambiamento. Perché è nello spazio intermedio, nel bianco tra due neri che esistono le cose reali”. Leïla Shahid
L’idea di edificare una Zona indipendente è la formula metaforica che meglio incarna il nostro attuale operare artistico in relazione al sistema teatrale stesso.
O meglio, per usare una equazione, la Zona sta al Festival come Motus sta al Teatro.
È immersa nel festival tutto, festival al quale dobbiamo la stessa nostra formazione, con cui respiriamo sincroni da anni… ma al tempo stesso vive di vita propria.
Abbiamo sempre concepito il nostro teatro come spazio di accoglienza e ascolto, come strumento di “registrazione” dei moti convettivi che animano e turbano soprattutto le nuove generazioni… Ci siamo spesso e sempre più frequentemente rivolti a chi è lontano dal teatro, a chi ha altri universi di riferimento e guarda al fare artistico con sospetto… Suscitare stupore e interesse in chi non ha mai messo piede in teatro per noi vale più di mille recensioni di addetti ai lavori che si nutrono solo di questo… Questa sfida con il “mondo del fuori” è ciò che ci spinge a continuare, cambiando con grande velocità formati e linguaggi, serfando fra i codici… La strategia è la ricerca su campo, quasi antropologica.
Accogliendo più che organizzando, ascoltando più che depositando giudizi.
È una pratica drammaturgica.
« Se si pensa che dopotutto un battello è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo e che è affidato al contempo all'infinità del mare e che, di porto in porto, …da una casa chiusa all'altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, voi comprendete perché il battello è stato per la nostra cultura non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche la riserva più grande dell'immaginazione. Il naviglio è l'eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l'avventura, e la polizia i corsari ». M. Foucault, Eterotopie, in: Archivio Foucault, Milano, Feltrinelli 1998
